"RICORDI" (clicca qui)

06.05.2024

"Tanti portano nel cuore il luogo dove sono nati, 

cresciuti o comunque hanno vissuto ed il "Palazzone"... 

è nel cuore"!

"Noi e la storia"

Il piazzale come si presentava, privo della costruzione della tangenziale, il "Plesso" collocato tra la Chiesa di San Leone e la ferrovia.

Una fontana "negli anni", con getti di acqua, il cortile interno e i giardini un tempo folti e oggi curati. Quel cortile dove generazioni hanno vissuto "la loro infanzia" che tanti portano dentro infondo al "cuore". Le "grida gioiose" di quelli che un tempo erano bambini e vivevamo vedendo immense quelle parti comuni, adibite al gioco e alla "spensieratezza". In quella fontana, chi giocando ci cadeva dentro, chi beveva dagli augelli che altri chiudevano prontamente con le dita per dare più pressione e permettere di bere ad un singolo amico di gioco, oppure i figli dei soci riempivano i palloncini per munirsi di "gavettoni", gioco del periodo estivo.

"Affettuosamente" nominato il "Palazzone", imponente sul piazzale è stato per molti "protezione" in zone particolari, alle prese con i pericoli comuni che talvolta si vivono nelle strade.

"Piazzale Prenestino, le nostre 

persone e la guerra".

Il tributo di sangue dei tranvieri Le bombe colpiscono in pieno il deposito e la zona circostante: spazzano via parte degli edifici adiacenti, i capannoni dove si trovano le vetture tranviarie e sventrano la palazzina dove si trova la direzione della rimessa. Tre quarti dell'impianto vengono colpiti e distrutti, il resto lo fanno gli spezzoni incendiari sganciati in una seconda ondata. Anche a Porta Maggiore si paga un alto tributo di sangue, addirittura superiore a quello delle officine di Prenestina. Sono diciassette i dipendenti Atag a morire: Romolo Balducci, Celestino Bastianoni, Amedeo Camilloni, Luigi Cimitan, Antonio Colabene, Raffaele Conti, Amedeo Corbi, Gaetano D' Ottavi, Orlando Fabiy, Ugolino Gregori, Angelo Marocchini, Michele Onorati, Angelo Pantalone, Silvio Paparozzi, Giuseppe Rosa, Santina Tiberi e Osvaldo Usella. Tutti i tram che si trovano nella parte del deposito a fianco dei binari della linea Roma-Napoli delle Ferrovie dello Stato vengono distrutti o rimangono sotto i resti dei capannoni. Una bomba cade proprio di fronte all'entrata del deposito ma, miracolosamente, non esplode: resterà lì per giorni anche dopo che l'impianto avrà ripreso parzialmente l'attività. Per mitigare gli effetti di un'eventuale esplosione, la zona viene isolata e delimitata da sacchi di sabbia e soltanto dopo molti giorni l'ordigno sarà disinnescato. Una foto dell'archivio Atac descrive la bizzarra situazione del deposito con i tram e i tranvieri che si muovono attorno al cratere dove si trova l'ordigno. Il deposito di Porta Maggiore, che serve un terzo della rete tranviaria romana, resta isolato. I binari di accesso sono inservibili; le bombe li sollevano e li attorcigliano, così come la sede stradale della Prenestina e l'adiacente vicolo del Pigneto. Viene colpita anche la ferrovia Roma-Fiuggi e un treno che sta percorrendo la via Casilina. I binari vengono colpiti e divelti sino al Mandrione. Centrati anche i binari su via Principe di Piemonte, l'attuale via Giolitti, tra Porta Maggiore e la stazione Termini, così 47 luglio 1943 - vetture e strutture distrutte dal bombardamento alle officine centrali di Prenestina 48 luglio 1943 - le officine centrali di Prenestina dopo il bombardamento 49 luglio 1943 - il deposito di Porta Maggiore dopo l'incursione aerea 50 luglio 1943 - deposito di Porta Maggiore: resti di un capannone 51 Roma, 1943 - particolare di una vettura danneggiata 52 Roma, 1943 - particolare di una vettura danneggiata 53 Roma, 1943 - particolare di una vettura danneggiata 54 luglio 1943 - panoramica dei danni provocati dall'incursione aerea alle officine centrali di Prenestina 55 Roma, 13 agosto 1945 lapide dedicata ai dipendenti Atac caduti durante i bombardamenti Roma, 15 luglio 2013 lapide rinnovata e dedicata ai dipendenti Atac caduti durante i bombardamenti e sul lavoro 56 come lo scalo merci, che si trova all'interno del comprensorio di San Lorenzo. Poco lontano, dall'altra parte del cimitero del Verano, anche la zona di Portonaccio viene martellata dagli aerei, le bombe destinate allo scalo Tiburtino colpiscono in pieno il deposito dei bus, i cui capannoni vengono letteralmente polverizzati. All'interno della rimessa le esplosioni e lo spostamento d'aria scaraventano l'uno su l'altro i pesanti bus a due piani della Roma-Tivoli, scagliandoli su altre vetture e creando un informe e curioso groviglio di lamiere. Le schegge dei rivestimenti della rimessa vengono proiettate a centinaia di metri: si tratta delle capriate della vecchia stazione Termini, rimosse per la realizzazione della nuova stazione e riutilizzate per edificare parte del deposito. Una porzione del ponte che collega le due tratte della Tiburtina e passa sui binari della FS crolla, trascinando con sé anche i binari delle linee dell'Atac. L'ultimo piano del nostro "plesso" e più precisamente al lato destro della scala I, fu colpito e ancora oggi due lapidi ne sono la testimonianza sotto nei giardini, di quei giorni di guerra, morte. Sono presenti tra i corridoi delle cantine della scala A e M, volantini affissi sui muri, con scritto, "silenzio il nemico ci ascolta".

"Dal quartiere San Lorenzo... 

colpito anche il quartiere Prenestino".

Roma, 19 luglio 1943 ore 11,03. Da 6000 mt di altezza sulla verticale dello scalo merci San Lorenzo, "Lucky Lady" sgancia le prime bombe. Era iniziato il primo bombardamento alleato su Roma. Obiettivo: lo scalo di San Lorenzo e altri punti strategici. Dopo un primo passaggio, i bombardieri ricevono l'ordine di lanciare mirando strettamente alle nubi di polvere, al fumo e agli incendi, ma la zona coperta da polveri e fumi si allarga sempre di più, ad ogni ondata, e inevitabilmente i grappoli di bombe finiscono a 500 mt di distanza dallo scalo. Viene investito in pieno il quartiere San Lorenzo e viene centrato il piazzale del Verano. Alla fine, saranno sganciate su Roma 4000 bombe (circa 1060 tonnellate) colpendo i quartieri San Lorenzo (con 717 vittime), Prenestino, Tiburtino e Tuscolano, provocando circa 3000 morti e 11.000 feriti; 10.000 case furono distrutte e 40.000 cittadini rimasero senza tetto. Dopo quel primo bombardamento ne seguirono altri 51 fino alla Liberazione di Roma. 

Fotogallery "plesso" Prenestino

"ricordi"

"Quante vite" nei nostri cortili, bambini e bambine diventati adulti, stringendo amicizia in quei giorni lontani (anni 50/60/70/80/90), tante ore, trascorrendo un'infanzia spensierata.

"I nostri figli, ragazzi" che giocavano sia in cortile che nel Campo in Pozzolana che ora non esiste più, della Parrocchia di San Leone". La squadra era il "Palazzone" e addirittura ne esistevano 2 di due generazioni differenti.

(clicca per vedere NOMI RICORDO).

"Varcato l'ingresso, verso la nostra vita quotidiana. Chi andava a scuola, chi scendeva a fare la spesa, chi giocava in cortile. Di tempo ne è passato, di persone che hanno vissuto i "tranvieri".

Il tuo titolo

"Si giocava a campana, si disegnava con il gesso, si correva e si gioiva". I nostri cortili erano un tempo la vita, anche dovuto ad un'aspetto demografico notevolmente diverso ed elevato ad oggi.



(clicca per ingrandire foto RICORDO NOMI).

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